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Archivio Comunale

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Pubblichiamo, in questa pagina, alcuni passi del libro "Spunti Storici dall'Archivio Comunale di Avigliana", edito nel 1977 dall'associazione"Amici di Avigliana"

1697

Non a caso uno dei primi editti dell'archivio comunale aviglianese ci offre un panorama nel 1697 delle terre del Piemonte, che si suddividono in tredici province : Torino con 112 Comuni, Asti con 83, Alba con 55, Biella con 47, Cuneo con 55, Fossano con 16, Ivrea con 103, Mondovì con 54, Pinerolo con 63 (tra essi Frossasco riunito a Cantalupa, Reietto e Pissina), Sai uzzo con 42 e Vercelli con 73.
In provincia di Alba figurano Novello ed il Marchesato con quattro centri, in quella di Biella Bioglio con quattro cantoni, Demonte nella circoscrizione cuneese con quattro centri, in provincia di Ivrea Brozzo con otto centri e Ponte con dieci, a Mondovì il mandamento con diciannove agglomerati.
La provincia di Susa, che particolarmente ci interessa per lo studio storico delineato in queste pagine, comprende i se¬guenti comuni: Susa e Mathie, Avigliana, Almese, Bussoleno, Brusolo, Burgone, Butigliera e Uriola, Bruino, Chianoc, Con¬dove, Celle con Chiavrie e Novaretto, Coazze, Chiusa S. Michele, Caselette, Foresto, Frasinere, Gravere, Giaglione, Giaveno, Mom-pantiero, Meana, Mochie, Novalesa con Venaus e Ferrere, Rub-biana, Reano, S. Giorio, S. Didero, S. Moro, S. Antonino, S. Am-brogio, Sangano, Trana, Vayes, Valgioie, Villar di Basse, Villar d'Almese, Villarfochiardo.
Avigliana non si è ancora rimessa dalle ferite causate dalla guerra con i francesi, contesa tra il maresciallo Nicola di Catinat e il signor di Feuguières, riconquistata dalle truppe di Vittorio Amedeo II ed affidata alla difesa del conte Marcili.
Il 22 maggio 1691 l'armata francese lasciava Susa per muovere all'attacco di Casale, e nei piani del maresciallo di Luigi XIV c'era la diversione su Avigliana, con l'incarico al conte di Tessè di impossessarsi della roccaforte.
Avigliana cadeva il 29 dello stesso mese, tutte le sue for¬tificazioni venivano minate e fatte saltare. Il 1692 aveva segnato momenti di tregua nelle ostilità con la Francia, perché il con-tingente di occupazione era stato decurtato per le necessità militari delle Fiandre; il ritorno del Catinat causava però nuovi danni alla cittadina il 25 settembre e la residenza del marchese di S. Tommaso era data alle fiamme; si registrava poi la grande vittoria nemica della Marsaglia, dovuta anche alla di¬sparità di forze sul fronte della battaglia, con 40.000 francesi contro i 25.000 uomini del duca di Savoia.
Nello scontro trovava eroicamente la morte il figlio del marchese di S. Tommaso. Maturava intanto nell'animo di Vit¬torio Amedeo II l'intenzione di scendere a patti con i francesi e si addiveniva a trattative di pace, auspicate da tutto lo stato sabaudo.
In questo clima di tregua si apre quindi la consultazione d'archivio, parentesi di breve durata purtroppo per l'incalzare degli evenli militari in quel vasto quadro di conflitti che si deno¬minano guerre di successione: spagnola, polacca ed austriaca.
li 18 maggio 1697 il consolato di S.A.R. sovra li cambi e negozi conferma l'editto di dieci anni prima che prescrive le regole per la filatura delle sete.
Avigliana tra le sue industrie locali ne annovera parecchie e chi esercita tale attività deve consegnare « i cochetti » al¬l'ordinario del luogo, « nominare » le filatrici, scegliere e se¬parare i cochetti buoni dalle ciochette e dai dobbioni, non met¬tere nella caldaia più di quaranta cochetti per volta e « attac¬carli alii fili, non più di dieci o dodici secondo la loro buontà, i quali, filandosi, a due fili, questi nello stesso tempo forme¬ranno due marcile sopra l'aspa e le filatrici nell'incrociatura di detti due fili sopra il ferro, formando le due marcile, sa¬ranno tenute incrociarli non meno di otto volte, acciò vadano sopra l'aspa ben torti, asciutti e nervosi ».
Le marcile possono essere tolte solamente ben asciutte, e viene assunto come indice il peso nel limite di tre once e mezzo al massimo per unità.
Il 16 luglio il piano di ripartizione del grano prevede per la comunità di Avigliana 105 sacchi da consegnare a Susa nelle mani di Giovanni Battista Bonaccia.
Sagge disposizioni a tutela dell'industria della seta si rin¬vengono nell'editto di Vittorio Amedeo II del 3 giugno con il divieto di introdurre od esportare il greggio, favorendo in tal modo la lavorazione artigiana.
Le candele di « cevo », considerate beni di utilità pub¬blica, si devono porre in vendita a 10 soldi la libbra, munite del bollo dell'accensatore.
Per reperire i fondi necessari alla riparazione dei forti del contado di Nizza si rende opportuna l'infeudazione di terre a cui provvede l'editto di Vittorio Amedeo II del 5 settembre.
Dello stesso anno sono gli editti sulla repressione degli abusi nella difesa dei delinquenti e sulla disciplina dell'escus¬sione dei testi, in materia di registro, conservazione e tariffa¬zione dei contratti.


1698

Con il deposito di tre scudi d'oro nelle mani del segretario dei Criminali, molti indiziati vorrebbero godere dell'indulto dell'I 1 dicembre 1696 e l'editto del 31 gennaio fisso i termini delle declaratorie.
Valgono per questo anno le stesse norme sull'imposizione del sussidio militare in vigore nel 1697. Avigliana vi soggiace nella medesima aliquota di tassazione.
Le famiglie con dodici figli che non abbiano presentato « l'interinazione delle patenti di immunità » per il registro perdono il diritto all'esenzione fiscale.
Il 25 novembre con le disposizioni sui macelli ed il coni mercio delle carni, si fissano le quattro fiere annuali di To¬rino: il 17 gennaio ed i due giorni seguenti, il lunedì, martedì
e mercoledì della settimana santa, il 25, 26, 27 settembre, il 29, 30, 31 ottobre ed un mercato settimanale del sabato a Porta Palazzo ed in Borgo Dora.
L'anno non presenta alcun avvenimento di rilievo per Avi-gliana, anche perché non esistono ordinati o carteggio in arrivo.


1699

La nascita del Principe di Piemonte dispone l'animo del¬l'augusto genitore Vittorio Amedeo II all'indulto generale, ma nello stesso tempo è fonte di aggravio per le comunità perché comporta la richiesta del donativo rituale. L'esultanza dei sud¬diti per il lieto evento sarà forse smorzata per il carico fiscale addebitato ad Avigliana.
La Camera dei Conti di S.A.R. stabilisce con sua ordinanza del 7 luglio l'imposizione del grano per i servizi di sussistenza e la comunità aviglianese deve consegnare 105 sacchi a Torino ; tale misura dì contribuzione resterà invariata per parecchio tempo.
Nel corso dell'anno altri provvedimenti ducali riguardano i procuratori fiscali, in numero esiguo, e quindi insufficiente al bisogno, la facoltà di servirsi di funzionari dei centri vicini, la nullità dei processi, il divieto di tagliare olmi, indispensabili per i servizi dell'artiglieria.
Curiose sono le intestazioni delle ordinanze, nelle quali i proponenti fanno sfoggio dei loro titoli ed attributi, secondo l'uso del tempo.
Il 12 maggio Pietro Francesco Frichignono conte di Castel-lengo pubblica nuovamente gli editti di Vittorio Amedeo del 19 maggio 1681 e di Carlo Emanuele del 12 aprile 1651 sulla tratta foranea ('), decima e vigesima delle tele e delle canape.
(1) Tratta: esportazione di merci ed anche licenza e dazio di esportazione. Tratta aperta: esportazione in franchigia di dazio. Tratta legata: esportazione soggetta a licenza o dazio. Tratta foranea: dazio su merci straniere o prove¬nienti dall'estero.


1700

Dopo le disposizioni ducali sull'uso dei titoli nobiliari, sugli abusi a cui danno adito e sull'introduzione e sulla qualità dei saponi, la Camera dei Conti ripartisce il carico del grano per la sussistenza, che per Avigliana comporta il solito onere di 105 sacchi da consegnarsi a Torino.
Servizio di primaria importanza è per quei tempi la levata del sale, che richiede il censimento del numero delle bocche e della quantità del bestiame ; la consegna dei buoi e delle vacche da tiro nasconde una finalità militare, considerata l'importanza connessa con l'impiego dei bovini per i servizi logistici.
Il sale è genere di monopolio e l'editto del 20 maggio con¬tiene le norme per la gabella, la distribuzione del quantitativo prò-capite e per il bestiame.
Un curioso episodio ci rivela il carteggio d'archivio ; l'arci¬vescovo di Torino Vibò aveva proclamato con sua ordinanza del 20 marzo la nullità degli editti del 18 settembre 1697 e 1699, ritenendoli contrari all'immunità, alla libertà ed alla giurisdi¬zione ecclesiastica. I delegati di S.A.R. lo invitano a revocarla, ma interviene il duca di Savoia avallando gli atti dei suoi de¬legati ed ammonendo il presule (2).

(2) Dopo il 1690 si avvicendano « frequenti istruzioni ai magistrati, agli amministratori, ai collettori delle pubbliche imposte allo scopo di contenere la giurisdizione ecclesiastica tanto vaga di eccederli, di reprimere gli eccessi dei mandatari ecclesiastici, di cessare le esenzioni indebite » (cfr. PIER CARLO Boccio, La Chiesa e lo Stato di Piemonte, Torino 1854, Tipografia Scolastica di Sebastiano Franco e figli e compagni, pag. 97, libro I).
Si richiede il regio exequatur, obbligo dell'autorizzazione preventiva per la pubblicazione ed esecuzione di ogni bolla, od altra provvisione qualsiasi
proveniente dall'estero.
Gli editti sabaudi toccano il privilegio del foro, il braccio secolare, le immunità personali e reali, il diritto di asito, i tributi ecclesiastici.
In questo clima di disciplina dei rapporti tra Stato e Chiesa, a cui si riferiscono i decreti del 1697 e del 1699, si innestano le vivaci polemiche del¬l'arcivescovo Vibò, che sconfinano in un aperto ostruzionismo, con la dichia¬razione di nullità di alcuni atti del governo civile


1701

La macinazione del grano non è esente da diritti fiscali e comporta l'emissione della bolla; il grano paga quattro soldi per semina (3), il barbariato (3) tre soldi, la segala e le fave due soldi, la meliga, il miglio ed i marzaschi un soldo.
Nel corso dell'esame dei documenti d'archivio ricorrono più volte gli editti sulla consegna o denuncia dei beni feudali, sia per le inadempienze degli obbligati sia per le difficoltà stesse insite nell'assolvimento dell'obbligo. Il 31 agosto l'attuaro collegiate Melchior Ochis residente in Torino è delegato come commissario a Susa per le operazioni relative.
Il passaggio delle truppe francesi in Piemonte impone la costituzione di organi particolari; il conte Giovanni Battista Sclarandi delle Maddalene, secretare di S.A.R. e direttore del-l'ufficio generale del soldo e delle tappe per il transito di quelle truppe, ordina alla comunità di Avigliana la consegna di 400 rubi di fieno al magazzino di S. Ambrogio per la sussi¬stenza dei cavalli di S.M. Cristianissima, al prezzo stabilito di 5 soldi il rubo (2). Consegnatario delle partite è Giovanni Mi¬chele Giacoletto.
Il 28 giugno si procede alla nuova ripartizione del contri-buto in grano ed Avigliana vi soggiace per 105 sacchi da con-durre a Torino.
La carta è sottoposta a particolare disciplina, con paga-mento di diritti all'accensatore (4) per ogni « tina » (5), per cui si corrispondono 25 scudi d'oro. Giaveno, Avigliana e Coazze sono quotati per una « tina » all'aiutante di camera Alemandi.
Il decreto sabaudo contempla anche la raccolta delle « strazze », segno dell'importanza vitale di questo genere di industria, che fornisce pregiato materiale.
Vittorio Amedeo II soggiornava nel settembre del 1694 al campo di Avigliana quando emanava l'editto sulle carte da gioco vietate e permesse : Bassetta, Faraone, Pour et Contre, Dadi ed Oca con le Palle; il conservatore generale Pietro Fri-chignono nella sua ordinanza sulla fabbricazione e vendita delle carte e dei tarocchi riporta il capitolato della gabella, con il riferimento all'editto del 1694 e stabilisce la tassa di 6 soldi al giucco per le carte fini, 18 per i tarocchi, 3 per le taroccate.
La Camera dei Conti « accensa » (4) a Giuseppe Pognente i giucchi della Bianca, Virotte, Trucchi e Taglietti per 1250 lire.
Brevi i cenni nel corso dell'annata a problemi di Avigliana, anche perché non esistono ordinati o diffusi carteggi.
Nota: (3) Non è facile calcolare il rapporto tra le antiche misure piemontesi ed il sistema metrico decimale; l'editto sabaudo del 12 giugno 1612 aveva abolito le differenze esistenti tra le misure locali, cioè tra comunità e comu-nità, creando un metodo unico di calcolo.
Nel Settecento la tavola, misura di superficie pari alla centesima parte della giornata, corrispondeva a metri quadrati 38,009599 ed a 4 trabucchi qua¬dri o a 144 piedi quadri.
Il trabucco quadro misurava mq. 9,5024 e si divideva in 36 piedi quadri.
Il miglio piemontese era l'equivalente di 800 trabucchi lineari; eguali a metri 2466,076656.
Il piede manuale, pari a 8 once, consisteva in metri 0,342511; l'oncia si componeva di 12 punti, il punto di 12 atomi.
Le misure di capacità erano le seguenti:
a) per i solidi: sacco (litri 115,02778) eguale a 5 emine di 8 coppi. Ogni
coppo equivaleva a 24 cucchiai;
b) per i liquidi: carra di 10 brente. Ogni brenta, pari a 6 rubbia, corri-
spondeva a litri 49,284696. Bottali di 8 brente.
Il rubbo si divideva in 6 pinte di 2 boccali o di 4 quartini.
Per quanto riguarda le misure di superficie si notano leggere variazioni da una località all'altra; la tavola ad esempio della zona di Avigliana e dei comuni nella sua sfera di influenza era superiore a quella di Rivoli e raggiun¬geva gli 11-8-4 piedi.
Per le misure di peso la libbra, pari a kg. 0,368, era la venticinquesima parte del rubo, quarta parte a sua volta del quartano.
Cfr. CLAUDIO ROTELLI, Una campagna medioevale, Einaudi, 1973, pagg. 169-170-171 e 172.
Per barbariato s'intende grano misto ad un terzo di segala.
(4) Accensare: « sottoporre a censo, annoverare nel censo, obbligare una
cosa a sicurtà del censo o debito » e quindi anche appaltare.
Accensatore: appaltatore delle gabelle in Piemonte.
Nel linguaggio piemontese è rimasto il termine « sensa » per indicare il tabaccaio, cioè il rivenditore dei generi di monopolio o di accensamento.
(5) Tina: mescolatore (o vasca olandese), usato per la preparazione delle
mezze paste da straccio. Si tratta di una vasca ovoidale in ghisa o anche, al-
l'epoca odierna, in cemento rivestita con^ piastrelle di porcellana, nella quale
gli stracci vengono lavati, sfilacciati, imbiancati.

1702

Apre il periodo annuale una distinta degli esattori aviglia-nesi, dei loro garanti e dei revisori dal 1680 al 1701 su richiesta del patrimoniale generale Marandono.
26 giugno 1680 - Giuseppe Gropello presta la garanzia e Giovanni Michele Reynaldo funge da revisore o « approbatore ».
20 maggio 1681 - Esattore Francesco Faccio con la garanzia di Simone Gallino ed il revisore Pietro Bugnone.
8 giugno 1682 - Esattore Giovanni Lorenzo Crutto con la garanzia di Paolo Dalmasso, revisore Giacomo Rossero e sub-revisore Andrea Battagliotto.
18 giugno 1683 - Esattore Giovanni Lorenzo Crutto, garante Dalmasso, revisori Paolo Dalmasso e Michele Mazzolla.
20 giugno 1684 - Esattore Carlo Francesco Donino, garante Paolo Dalmasso, revisori Andrea Battagliotti, Lorenzo Crutto, Giovanni Domenico Nicola.
29 giugno 1685 - Esattore Lorenzo Crutto, garante Paolo Dalmasso, revisori Bertinetto, Macario Nepote e Michele Maz-zolla.
24 giugno 1686 - Esattore Francesco Faccio, garante Gio-vanni Domenico Nicola, revisori Giacomo Rossetto, Giuseppe Mazzolla, Giovanni Bartolomeo Rosso e Bartolomeo Nepote.
22 giugno 1687 - Francesco Faccio esattore, garante Gio-vanni Antonio Dalmasso, revisori Giovanni Domenico Nicola, Giacomo Rossetto, Giuseppe Mazzolla, Giovanni Bartolomeo Rosso e Bartolomeo Nepote.
29 giugno 1688 - Esattore Giovanni Battista Reynaldo, ga-rante Giovanni Michele Reynaldo, revisore Giuseppe Gropello.
20 giugno 1689 - Esattore Giuseppe Chiaves, garante Gio-vanni Meano, revisore Giacomo Rossetto e subrevisore Barto-lomeo Nepote.
6 agosto 1690 - Esattori Giuseppe Gropello e Giuseppe Chiaves, garanti per il Gropello Nicolao Chianalvero e Fran-cesco Raimondo, per il Chiaves Giovanni Meano e Claudio Panerò.
Per causa della guerra con ordinanza del presidente Leone, anziché esattori, vengono dichiarati semplici ricevitori e con delibera del 1° febbraio 1694 l'esazione di lire 2000 per le de-cime dovute ai parroci è affidata all'avvocato Giuseppe Bal-laila con la garanzia di Giovanni Dalmasso, a rischio della co¬munità.
Mancano i nominativi sino al luglio 1697 per gli eventi bellici e nota il documento che l'imposto del 1695 viene dato ad essi ed a Nicolo Luigi Caverò sempre come semplici rice¬vitori, ed è servito anche per il 1696-97, non essendosi fatti altri imposti negli anni 1691-92-93-94 durante lo stato di guerra.
19 agosto 1698 - Ricevitore Niccolo Luigi Caverò, garante Giuseppe Mazzolla, revisore Giovanni Nicola.
8 settembre 1699 - Ricevitore Alessandro Regis, garante Davide Rosso, revisore Giuseppe Busa.
15 luglio 1700 - Esattore Simone Gallizio, garante Giuseppe Gropello, revisore Pietro Vachieri.
10 agosto 1701 - Esattore Simone Gallizio, garante Andrea Rossetto, revisore il giudice Mazzolla.
Un particolare interessante emerge dall'annotazione finale, in cui si dichiara che tutti i nominativi hanno reso i loro conti « che sono periti nell'incendio dell'archivio in occasione della guerra passata come tutte le altre sentenze della Comunità in esso esistenti ».
Le lacune nei documenti storici sono quindi imputabili ad eventi straordinari, che hanno menomato in misura notevole la ricchezza epistolare dell'ufficio conservatore degli esemplari cartacei della Comunità.
Cuoio e vino sono soggetti a tasse; i cuoi verdi assolvono 32 soldi per rubo, i cuoi secchi 64, le suole 53 e 4 denari, quello derivato dai cavalli, porci, asini e muli 4 soldi e 4 de¬nari per rubo. La gabella della Foglietta (6) colpisce malvasia e taggie con 30 soldi per brenta.
In campo militare Vittorio Amedeo II concede il perdono il 26 gennaio ai caporali e soldati di fanteria perché rientrino al corpo entro il mese di maggio e pubblica il bando di arruo-lamento del terzo battaglione del Reggimento Guardie, mentre il Senato di S.A.R. predispone norme per l'assistenza degli or-gani di giustizia alla magistratura ecclesiastica.
La caccia, alla quale la corte sabauda e la nobiltà dedica-vano una parte cospicua della loro attività, minaccia di veder assottigliarsi la quantità della preda, colpa dei cani lasciati li¬beri di vagare per le campagne senza controllo ; il maresciallo di campo Ardoino Tana con sua disposizione obbliga i proprie-tari a tenere i cani con il battarello al collo di una determinata misura e legati nel periodo da marzo a giugno.
Il 19 maggio gli osti che vendono al minuto vengono ob-bligati a consegnare i vini « etiamdio fossero soldati della guardia, bombardieri, luganesi, massari d' ecclesiastici ed altri facienti cabaretto nella città di Torino », e le pensioni pagano 24 lire annue per individuo. Una tassa sull'imbottato viene applicata nelle seguenti misure: 44 soldi su dieci brente, 39 soldi e 8 denari su nove brente, 35 soldi e 3 denari su otto brente, 30 soldi e 9 denari su sette brente, 26 soldi e 4 denari su sei brente.
Il 12 giugno la Camera dei Conti attua la solita ripartizione del grano per i servizi di sussistenza delle armate di S.M. ed Avigliana deve consegnare a Torino a Lodovico Antonio La Riviera 105 sacchi.
Altri diritti gravano su generi di lusso e di prima necessità, l'l°/o sull'oro, sull'argento e pietre preziose, 4 denari per libbra sulle carni bovine, suine, ovine e caprine.
Al termine dell'anno un decreto del Consiglio dei Conti di Emanuele Filiberto di Savoia attribuisce a Luigi Prelascà l'accensamento dei diritti del Principe nei luoghi di sua spettanza.
Nota: (6) Foglietta: misura da vino, la
metà del boccale. Nel Lazio era pari a litri 0,4557 per il vino ed a litri 0,5132 per l'olio. Per trasposizione dal contenente al contenuto s'intendeva il dazio sul vino al minuto 


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