Home » Territorio » Dinamitificio

Dinamitificio

Share |

ECOMUSEO DINAMITIFICIO NOBEL

Seguire le tappe dello sviluppo del Dinamitificio Nobel risulta particolarmente stimolante non solo sul piano della storia locale ma addirittura internazionale; esso fu fondato nel lontano 1872 dalla Società NOBEL, alla cui guida vi era il famoso Alfred NOBEL, forse ben più conosciuto per i famosi premi.
La scelta del sito cadde su Avigliana, sia per ragioni tecniche, sia perché l’Amministrazione comunale aveva largamente incoraggiato l’iniziativa con la concessione gratuita dell’area su cui edificare la fabbrica.
Questo dovrebbe essere di grande stimolo alla nostra Amministrazione, in quanto una politica di agevolazioni e di incentivi diretta a favorire il processo di industrializzazione può solo portare occupazione e ricchezza ai cittadini.
Un dato per tutti; nel 1917 erano occupati nei due stabilimenti del Dinamitificio ben 5.348 persone

 

Museo Dinamitificio Nobel

Il progetto museale

Il Museo del Dinamitificio è una realtà! Dopo vent'anni di lavoro, ad opera di enti, soggetti vari e soprattutto di tanti volontari appassionati il cui apporto è stato e continua a essere determinante, il 21 settembre 2002 è stato inaugurato ad Avigliana questo nuovo spazio espositivo.

Il Museo, unico nel suo genere, costituisce un importante contributo alla ricerca storica e alla sua documentazione, per gli aspetti di impatto sociale, economico, e di trasformazione ambientale che l'insediamento industriale ha prodotto nel contesto territoriale aviglianese e di tutta la bassa Valle di Susa.

E' dunque da ora possibile la visita di un sito di archeologia industriale di assoluta preminenza che si presenta con caratteristiche rare: non solo vi sono video, documenti, pannelli esplicativi e grafici che illustrano la nascita, lo sviluppo, la differenziazione dei vari centri produttivi di dinamite, nitroglicerina, balistite, fulmicotone ecc., e la storia delle maestranze che vi lavorarono tra fatica e rischi a volte mortali, ma si possono visitare gli stessi luoghi nei quali per quasi un secolo si sono progettate e svolte tali produzioni.

E' un tassello di memoria, le cui ragioni sono oggi fortemente attuali e che, nello specifico, testimoniano con evidenza il modo di lavorare e le trasformazioni sociali lungo il percorso della fabbrica negli anni.

Tutto questo traspare in modo efficace dalle testimonianze raccolte da tanti ex dipendenti della Nobel, in modo spontaneo e attraverso interviste ad hoc, e che sono state fissate nei documenti multimediali sistemati nelle varie sale.

Sono anche esposte immagini fotografiche d’epoca che fissano queste situazioni, nonché il pregevole filmato girato nel 1924 su varie operazioni di stabilimento, che documentano e fanno vedere in modo esplicito come la cultura della sicurezza, oggi tanto perseguita e ricercata, allora non fosse opportunamente sentita.

E si vedono maestranze operare senza accorgimenti protettivi, manipolando le varie sostanze pericolose e tossiche. Solo in seguito si sono cominciate ad adottare misure antinfortunistiche e di controllo (vd. ad esempio un controllo visivo a distanza impiegato su macchinari che trattavano materiale esplodente mediante opportuni giochi di specchi di cui uno è stato in parte riattato come documentazione attiva - impianto poi soppiantato con l'avvento delle tecniche televisive).

Il Museo, nelle intenzioni dei promotori, persegue appunto lo scopo di perpetuare le particolari situazioni che hanno portato ad una trasformazione sostanziale il territorio aviglianese e non solo, in modo che le nuove generazioni possano capire come eravamo e valorizzarne tutte le esperienze.

Al raggiungimento di quest'obiettivo hanno concorso, a partire dagli anni ottanta, molti soggetti: da E. Lendaro che ne studiò i rapporti con la locale Società di Mutuo Soccorso, al libro che ne seguì dei professori G. Richetto e S. Sacco, dagli approfondimenti e ricerche effettuate da docenti e studenti dell'Istituto Galilei di Avigliana, al lavoro svolto dall'Associazione Amici di Avigliana, dalle Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali che ne hanno promosso, favorito e consentito la realizzazione anche con gli indispensabili contributi finanziari cui si sono aggiunti quelli della Compagnia di San Paolo e dell'Unione Europea.

Ha collaborato inoltre il comitato scientifico con il Prof. Gaetano Di Modica, presidente dell'Accademia delle Scienze di Torino. Vi è stato infatti un susseguirsi di iniziative e di testimonianze di fattiva collaborazione, che hanno permesso di coronare una volontà comune e molto sentita.

La Cooperativa ArteFacta e la W.Media, con l'Associazione Amici di Avigliana hanno realizzato l'allestimento e il percorso espositivo tematico multimediale all'interno delle parti dell'ex dinamitificio recuperate, mentre lo studio di architettura l'Archingegno ha curato il recupero edilizio della sezione di stabilimento di proprietà del Comune di Avigliana.

Le attività industriali che si sono sviluppate per molti decenni, percorrendo la storia stessa politica, economica, sociale e militare Italiana ed Europea, dal 1872 al 1965, sono dunque oggi documentate nell'opera museale, visitabile con l'assistenza dell'Associazione Amici di Avigliana che ne cura la gestione su mandato dell'Amministrazione Comunale.

La Città di Avigliana, già famosa per i suoi laghi di origine glaciale, per la sua posizione ai piedi della Sacra di S. Michele, monumento simbolo del Piemonte, e per l'affascinante centro storico medioevale, ricca testimonianza d'arte e di cultura, ha oggi un'attrattiva in più.

La storia del Dinamitificio Nobel

Anche se un pur parziale riferimento alle origini e allo sviluppo dell'attività industriale del dinamitificio richiederebbe una lunga trattazione, limitandosi ai temi più importanti, si ricorda la costituzione della Società Anonima Italiana Dinamite Nobel, filiazione della Società Anonima Dinamite Nobel di Amburgo, fondata ad Avigliana da un gruppo finanziario Italo-Svizzero in seguito all'abolizione del monopolio di Stato sulla fabbricazione degli esplosivi.

All'epoca, l'impiego di tali esplosivi era sospinto da ricorrenti esigenze belliche anche di difesa e in larga misura dalle grandi opere civili che in quegli anni vedevano grande fervore, nelle forme di trafori stradali e ferroviari, e nell'impiego minerario.

La località Valloja, al confine con il Comune di Sant'Ambrogio, fu scelta per la rispondenza del luogo alle esigenze di funzionalità e di sicurezza dello stabilimento.

La collina detta Trucco di San Martino, che fu ceduta gratuitamente dal Comune di Avigliana e sulla quale furono insediati i primi fabbricati, offriva all'abitato una relativa protezione dagli scoppi, mentre la breve distanza dalla linea ferroviaria facilitava i trasporti e, nel contempo, la presenza dei canali del Molino e di Rivoli fornivano l'acqua.

La produzione di nitroglicerina e dinamite richiedeva, in quei primi anni, l'impiego di circa 80 persone.

Già nel 1893 lo stabilimento occupava un'area di 209.440 mq con 800 dipendenti; ciò avvenne in seguito agli ampliamenti produttivi che comprendevano dinamiti, gelatine, fulmicotone, balistite e, oltre agli esplosivi, intermedi chimici, sottoprodotti delle lavorazioni principali e concimi.

Diversi incidenti funestarono l'attività già nei primi decenni. Tra i peggiori, un incendio (13/05/1890) e lo scoppio al petrinaggio e ai depositi della dinamite (16/01/1900), documentato dalle fotografie scattate da Annibale Cominetti di Torino. Numerose furono le vittime.

Verso la fine del secolo XIX, si verificò un fenomeno di grande importanza per la storia del dinamitificio e della Città di Avigliana: per una relativa riduzione di commesse da parte del Ministero della Guerra e la concomitante richiesta di dinamite in Sud Africa, impiegata per la miniera di diamanti di Kimberley e per l'estrazione dell'oro nella zona di Johannesburg, iniziò e si sviluppò un flusso migratorio di operai specializzati e tecnici, non solo aviglianesi, verso il Sud Africa, dove tuttora italiani di nascita o loro discendenti formano, per questo motivo, una significativa comunità.

Nel 1908 si realizza un nuovo polverificio, in località Allemandi, per la produzione di C2.

Durante la prima guerra mondiale, per esigenze belliche, il dinamitificio fu ampliato nell'area Allemandi e furono costruiti nuovi impianti in località Mareschi, raggiungendo il massimo storico nel numero dei dipendenti: oltre 5.000 unità.

A seguito del forte calo produttivo ed occupazionale post-bellico, si diversificò l'attività con la produzione di vernici, dal 1929, creando una società autonoma denominata Duco (acronimo di Du Pont Company) e continuando la produzione di esplosivi in maniera diversa e secondo direttive autarchiche.

Dopo un nuovo sviluppo di attività negli anni della seconda guerra mondiale che riportarono gli addetti a circa 4.000, in seguito all'armistizio, un contingente della Wermacht ne presidiò la produzione. Lo stabilimento, nel periodo della resistenza, fu oggetto di numerose incursioni da parte dei partigiani allo scopo di rifornirsi dell'esplosivo necessario alle loro azioni. Negli ultimi mesi di guerra l'Allemandi fu completamente distrutto dall'aviazione alleata.

Finito il primo periodo di assestamento alla cessazione del conflitto, l'attività lavorativa riprese, ma a ritmo ridotto, finché nel 1965 la Montecatini, subentrata dopo varie vicende societarie nella proprietà e nella gestione, decise di trasferire le residue produzioni ad Orbetello, chiudendo lo stabilimento Valloja di Avigliana.

Un ulteriore aspetto di grande importanza è il riferimento alla letteratura, dovuto alla circostanza che il giovane chimico Primo Levi, tornato dal campo di concentramento, ritrova una nuova possibilità di vita e di lavoro presso la fabbrica Duco - Montecatini di Avigliana.

Il periodo aviglianese, costituisce un momento di rinascita interiore per Primo Levi: s'innamora di Lucia Morpurgo, sua futura moglie, da cui avrà due figli, e trova il coraggio di scrivere della sua esperienza di deportato. Se questo è un uomo, scritto tra le pause di lavoro, viene pubblicato inizialmente dall'editore De Silva e successivamente da Einaudi, con numerose ristampe e traduzioni.

A questa seguiranno numerose altre pubblicazioni oggetto di dibattiti che continuano tutt'ora.

Oltre ad Alfredo Nobel e Primo Levi, altri personaggi celebri hanno legato il loro nome al dinamitificio. Il casalese Ascanio Sobrero (illustre medico e chimico inventore della nitroglicerina come farmaco vaso-dilatatore per la cura dell'angina pectoris, rivelatosi quel potente esplosivo che lo svedese Nobel intuì e di cui realizzò lo sfruttamento industriale) collaborò alla messa in funzione degli impianti, su richiesta dello stesso Nobel, consapevole della sua esperienza di ricercatore e docente.

Già da questo breve e parziale excursus storico, si può facilmente comprendere come le vicende umane, legate a questo articolato complesso produttivo, abbiano avuto profonda, incisiva e duratura influenza sulla vita aviglianese e sul circondario, tanto da suscitare ancora oggi forti emozioni nel ricordo in una buona parte della popolazione.

La nascita del museo

Emozioni e vivo interesse, e la consapevolezza di dover preservare radici così profonde della vita economica e sociale della città, hanno indotto il compianto Dr. Leonildo Carrà, già Direttore della Polveriera e Presidente dell'Associazione Amici di Avigliana, a sviluppare con forza l'iniziativa del museo.

Ciò anche per l'esistenza del parallelo museo del dinamitificio AECI di Modderfontein in Sud Africa (nel quale sono molti i riferimenti ad Avigliana, che risultano anche documentati nel nostro museo) da lui visitato con altri associati, nell'incontro avvenuto con la delegazione Sud Africana dell'Associazione stessa nel 1994.

L'iniziativa è proseguita in seno all'Associazione, con il notevole impulso della presidenza dell'ing. Giorgio Rossi e la collaborazione di consiglieri e associati, sino al coronamento dell'apertura ufficiale.

E' doveroso ancora ricordare la collaborazione degli studenti dell'Istituto Galileo Galilei di Avigliana, anche per la disponibilità, unita a quella di un significativo gruppo di studenti dell'Istituto Blaise Pascal di Giaveno, nel fornire un ulteriore supporto per l'organizzazione e l'accompagnamento delle visite, in appoggio alla cooperativa ArteFacta. Per gli studenti dei due Istituti questa attività contribuisce ad ottenere qualche punto di credito formativo.

Vi sono dunque tanti e variegati motivi alla base dell'iniziativa coronata con l'apertura del Museo del Dinamitificio, di cui si sta già impostando un ulteriore sviluppo con il ricupero di altre parti da destinare alla visita e l'intenzione di farne anche un luogo di studio, di convegni e di mostre, per dare continuità e profondità agli spunti e valori che le vicende della fabbrica tuttora propongono.

Fanno parte del complesso espositivo anche alcuni interessanti e suggestivi percorsi in galleria che si sviluppano sotto la zona collinosa e che sono serviti, parte per le lavorazioni e immagazzinamento dei vari materiali esplosivi, e parte utilizzati nell'ultima guerra come rifugi antiaerei per le maestranze occupate.

Un impianto multimediale ricrea in sonoro con urlo di sirene, pause d'attesa, rumore di aerei e scoppi di bombe, le forti emozioni di panico e pericolo che si provavano sotto i bombardamenti, mentre una serie si fotografie aeree d'epoca documentano l'interesse della RAF inglese per la distruzione di questo importante obiettivo bellico.

Dinamitificio Nobel, Via Galiniè 38, 10051 Avigliana TO
 aperto esclusivamente per visite guidate

 Prenotazione e informazioni: 

Tel. 011 9311873 - 371 1619930

Mai:. ufficioiat@turismoavigliana.it

Sito internet: www.turismoavigliana.it

Fonte: Le Scienze Web News


Powered by Mk Media - Sitemap - rss RSS